Luserna
 

La morte

Un tempo ormai lontano, i sogni venivano interpretati e raccontati dalla gente di Luserna, in quanto si credeva fossero dei segni premonitori di eventi sicuramente avverabili da lì a poco. Ecco quindi che il sognare bare o processioni significava che a breve qualcuno sarebbe morto.
Anche il canto della civetta o del gallo udito di notte nei pressi di una abitazione oppure la caduta di un quadro dalla parete era presagio che in quella casa sarebbe morto qualcuno. La civetta specialmente era un animale considerato molto legato all’aldilà, in quanto il nome cimbro che indica il nome di questo animale (di Klage), assomiglia a quello che indica il lamento di chi piange un defunto (Klagn). Era anche diffusa la credenza secondo la quale il lasciar pendere troppo la catena del focolare avrebbe causato il rischio di bruciare le anime degli antenati.
Alcuni studiosi portano testimonianza di come era abitudine a Luserna pagare delle prefiche, cioè delle donne che dovevano assumersi il ruolo di disperarsi e piangere in continuazione il defunto per lodare i suoi meriti terreni. Anche Don J.Bacher, sacerdote a Luserna dal 1893-1899, nel suo libro Die deutsche Sprachinsel Lusern, raccolse una nenia funebre. L’eccessivo uso di questa pratica fu però motivo da parte dei sacerdoti di seri rimproveri, i quali si lamentavano della diffusione dell’usanza su tutto l’Altipiano di Asiago.
Don J.Bacher racconta che la gente del paese si recava a casa del defunto verso sera e vi rimaneva fino al mattino seguente, continuando a pregare. Nessuno quella notte lasciava la stanza dove giaceva il morto, perché altrimenti si credeva che lo spirito del defunto l’avrebbe seguito. Al mattino veniva offerto del caffè e un pezzo di pane.
Si credeva inoltre che il defunto avrebbe raggiunto il paradiso solo se le tasche del suo vestiario risultavano vuote. Per quanto riguarda la sepoltura era uso deporre nella fossa una pala ed una mazza incrociate, credendo così di allontanare le forze del male che avrebbero potuto appropriarsi di quel luogo.

 

 
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